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Ipovisione e ipovedenti

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Ipovisione e ipovedenti

Ipovisione e ipovedenti: non è un virus contagioso ma una condizione da capire

Parlare di ipovisione significa parlare di un concetto ancora relativamente poco familiare all’opinione pubblica. In genere non si è consapevoli del fatto che fra la piena padronanza del senso della vista e la cecità totale esiste un’ampia gamma di condizioni di deficit visivo più o meno grave.

Eppure questa condizione non è affatto minoritaria: un numero sempre crescente di persone può essere definito “ipovedente”. Questo è da mettere in relazione da un lato con l’invecchiamento della popolazione che implica l’instaurarsi di processi degenerativi della vista legati all’età, e dall’altro con i progressi della medicina che consentono di trattare precocemente molte malattie oculari, rallentandone il decorso.

Secondo le stime dell’ISTAT in Italia vi sono circa un milione e mezzo di persone ipovedenti.

L’ipovisione in breve

E’ importante sottolineare come l’ipovisione non debba essere confusa con i più comuni difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) o con la presbiopia (legata all’invecchiamento). Si tratta di difetti che possono essere in genere soddisfacentemente corretti con l’uso di occhiali o lenti a contatto. L’ipovisione al contrario è una condizione “strutturale” dell’occhio, che permane anche quando si utilizzi la migliore correzione refrattiva.

Classificare il difetto visivo

Per inquadrare l’ipovisione possiamo fare riferimento alla classificazione utilizzata dall’ICD 10 – International Classification of Diseases Edition 10th.  Essa definisce sei categorie di visual impairement basate sull’acuità visiva.

Occorre evidenziare che anche il concetto scientifico e legale di cecità non corrisponde a ciò che comunemente si intende con questo termine, ossia la totale assenza di percezione visiva.  Anche chi ha un visus inferiore a 1/20 si trova in una condizione funzionalmente assimilabile a quella di chi non ha alcun residuo.

Un altro elemento da tenere in considerazione è l’ampiezza del campo visivo, la cui riduzione sotto i 10° rappresenta un grave limite funzionale indipendentemente dall’acuità. Per spiegarci con un esempio, alcune patologie consentono di vedere una singola lettera ma senza poter percepire le lettere che la precedono e la seguono per formare la parola.

Tabella dell’ICD 10

tabella che categorizza in base al livello di ipovisione. realizzata dall' ICD 10

La legge italiana

Per quanto riguarda l’Italia, la legge che disciplina la materia è la n. 138 del 3 aprile 2001. Essa stabilisce una classificazione delle disabilità visive che considera non solo il residuo visivo ma anche il residuo perimetrico binoculare, ossia il campo visivo.

La minorazione visiva è distinta in cinque classi:

Cecità totale

 

  • Coloro che sono colpiti da totale mancanza di vista in entrambi gli occhi.
  • Coloro che hanno la mera percezione dell’ombra e della luce o del moto della mano nell’occhio migliore.
  • Coloro che possiedono un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%.
Cecità parziale

 

  • Coloro che possiedono un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con la migliore correzione.
  • Coloro che possiedono un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10%.
Ipovisione grave

 

  • Coloro che possiedono un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con la migliore correzione.
  • Coloro che possiedono un residuo perimetrico binoculare inferiore al 30%.
Ipovisione medio-grave
  • Coloro che possiedono un residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con la migliore correzione.
  • Coloro che possiedono un residuo perimetrico binoculare inferiore al 50%.
Ipovisione lieve

 

  • Coloro che possiedono un residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore anche con la migliore correzione.
  • Coloro che possiedono un residuo perimetrico binoculare inferiore al 60%.

 

Già dall’analisi di queste classificazioni possiamo renderci conto della complessità di questa condizione.

Conseguenze dell’ipovisione

La combinazione delle alterazioni di diversi fattori (campo visivo, acuità, capacità di fissare un oggetto in movimento o di adattarsi alle diverse condizioni di luminosità), legata alla specificità della patologia, produce una varietà di situazioni soggettive d’ipovisione che possiamo sinteticamente esemplificare qui:

  • grave riduzione della visione centrale con mantenimento della visione periferica: la persona non riesce a leggere e a riconoscere i volti, ma può in genere percepire lo spazio circostante.
  • mantenimento di un campo visivo centrale ma molto ridotto, e perdita della visione periferica.
  • difficoltà di fissazione, con la percezione che tutto attorno sia confuso e la perdita della visione di dettaglio.
  • abbagliamento e fotofobia, per cui la capacità visiva della persona si riduce drasticamente in presenza di luce eccessiva o di riflessi.
  • alterazione della percezione dei colori e dei contrasti.
  • alterazione della profondità di campo, da cui deriva incertezza nel movimento.
  • alterazione della funzionalità visiva a seconda del momento del giorno, in situazione diurna, crepuscolare o notturna.

Ipovedente a modo mio

Infine, la condizione di ipovisione non è in genere stabile e spesso si configura come un percorso a tappe progressive di riduzione della funzione visiva. Questo genera angoscia e insicurezza e non è privo di conseguenze sul benessere psico-fisico della persona colpita.

Si è così stabilito che sotto il termine “ipovisione” vengono raggruppate una pluralità di condizioni di deficit visivo, e che in sostanza ogni ipovedente lo è a modo suo. Appare pertanto evidente che non è possibile valutare l‘impatto della diminuzione della funzionalità visiva senza tenere conto anche di quali siano le effettive esigenze del singolo.

Tale impatto infatti molto dipende dalla situazione specifica: in un bambino in età evolutiva la minorazione visiva può interferire con varie aree dello sviluppo, da quella psicomotoria a quella affettivo-relazionale a quella cognitiva. Per maggiori approfondimenti cliccla qui.

In un adulto, la ridotta capacità visiva può condizionare o impedire le attività normalmente legate al lavoro, alla mobilità o alla vita quotidiana come camminare, guidare, leggere documenti, usare strumenti, macchinari o elettrodomestici. E mentre un normovedente può leggere in media 150-200 parole al minuto, un ipovedente si ferma a 80 o anche meno secondo la gravità, senza contare il rapido insorgere della stanchezza visiva che obbliga a pause frequenti.

Ipovedenti nell’era dell’informazione

E la ridotta capacità di leggere, ricevere informazioni e valutare immagini non è un inconveniente  minore in un mondo in cui la maggior parte delle informazioni è veicolata attraverso dati visivi.

Va anche detto che negli ultimi decenni è andato progressivamente crescendo il livello d’istruzione delle persone anziane. Di conseguenza è aumentata la loro richiesta di prodotti e servizi culturali, per la fruizione dei quali la vista occupa una posizione centrale.

Siamo quindi di fronte ad uno scenario complesso e ancora poco conosciuto, in cui un numero crescente di persone si trova in difficoltà a svolgere le attività più comuni.

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