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La sma con Checco Zalone

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La sma con Checco Zalone

Un spot politicaly incorrect di successo, la comicità a sostegno della disabilità

 

Prima di aprire una riflessione molto combattuta in ogni persona e quindi anche in rete circa la messa in onda del nuovo spot di Zalone a sostegno della sma, credo sia utile dare prima qualche indicazione sulle caratteristiche principali della patologia.

Come spiegato chiaramente da Telethon,  che dal 1990 ascolta e da voce alle famiglie che lottano contro malattie genetiche rare, la sma è una patologia neuromuscolare che porta alla morte progressiva delle cellule nervose del midollo spinale provocando un altrettanto progressiva perdita della capacità di movimento. Questa patologia è la più comune causa genetica di morte infantile.

 

Com’è nato lo spot a sostegno della sma

La campagna di raccolta fondi per sostenere l’associazione Famiglie SMA è stata realizzata grazie allo spirito divertente, leggero e non pietistico di Checco Zalone.

Il comico pugliese ha infatti regalato lo spot per contribuire alla distribuzione del primo farmaco salvavita per i pazienti con la forma più invalidante di sma.

Come lo ha realizzato? L’ha pensato, ne ha scritto lo storyboard e ha seguito ogni step della realizzazione coinvolgendo il gruppo di amici e collaboratori che avevano lavorato con lui per il film “Quo vado?”.

Un giorno di riprese e trenta di montaggio. Lo spot era pronto.

 

L’incontro che ha conquistato Zalone

“È tutta colpa” di Anita Pallera, la ragazza di 27 anni che chiedendo un autografo, qualche anno prima, ad Alberobello, ha aperto gli occhi al comico sulla difficoltà legata alla realtà di questa ragazza. Una grande forza interiore, la voglia di combattere la malattia e un sorriso contagioso hanno incontrato la grinta di una comicità spiazzante come quella di Zalone.

Da quel momento il comico ha seguito con curiosità ed interesse l’associazione Famiglie Sma fino ad arrivare a questo risultato.

Lanciato il 25 settembre 2016 e diventato virale in rete, con 1.047.168 visualizzazioni su YouTube fino ad oggi, ha sollevato diversi dibattiti online.

 

Perché ha fatto clamore

L’overdose di comunicazione che oggi inonda la società ha portato gli utenti ad essere meno attenti e più indifferenti ai messaggi che li bombardano da ogni parte.

Apri il cellulare e hai pubblicità, accendi la tv e hai pubblicità, cammini per strada e hai pubblicità, scarichi un video e hai pubblicità, accendi la radio in macchina e hai pubblicità, passeggi al parco tra la natura e sul cestino dell’immondizia c’è la pubblicità.

L’utente si è quindi abituato a certi modelli e a certi linguaggi che la comunicazione online e offline gli propongono e ripropongono.

Per questo lo spot di Zalone ha attirato l’attenzione, perché ha letteralmente rovesciato i valori su cui solitamente si fa leva per incentivare ad aprire il portafoglio.

Non più compassione, commozione, pietismo, testimonianze di esperienze vissute e scene strappalacrime per raccontare una patologia ma un po’ di sano egoismo di un uomo goffo e un poco insofferente che però nasconde la purezza di una donazione fatta col cuore.

Purtroppo in Italia si tende ancora a vedere i disabili come dei “poverini” per i quali bisogna fare azioni spropositate e straordinarie per farli vivere meglio.

Per dirla in modo gentile, questa è proprio una fesseria.

Non servono azioni megagalattiche ma basterebbe, nella quotidianità, mettere tutti nelle condizioni di fare quello che fanno tutti. Solo così potrà esserci davvero uguaglianza.

Cito un passaggio di un video dell’Associazione Aniridia Italiana: lasciare un bambino disabile sensoriale della vista o dell’udito senza un’assistenza adeguata e senza strumenti alternativi è come lasciare una persona in sedia a rotelle davanti ad una scala, chiedendole di salire da sola.

 

Il messaggio

Il messaggio che si vuole dare è davvero semplice e privo di pietismi, malizia o volontà di deridere le persone affette da questa patologia.

Le difficoltà di tutti i giorni infatti sono chiare. Ovviamente nessuno potrà mai capire fino in fondo un cuore di mamma che vede il proprio figlio stare male.

Basta avere un po’ di sensibilità in più per rendersi conto che gestire un disabile negli spazi di tutti i giorni è faticoso sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale. Ma in tutto questo non c’è certamente tempo per piangersi addosso o attirare su di sé sguardi compassionevoli, pietistici e inutilmente teneri.

Un’unica cosa possiamo fare tutti, aiutare la ricerca scientifica affinché possa occuparsi al meglio delle persone affette da questa patologia.

Non servono giri di parole, metafore, allusioni, immagini scabre e fredde. Servono i fatti ma serve anche un po’ di curiosità.

Dicono che non ci si rende conto di quello che si ha finché non lo si perde e dicono anche che finché non ci si sbatte il naso, non si vede quello che ci circonda.

La tendenza dell’uomo oggi è volta molto all’individualismo e ad allontanare tutto quello che è diverso perché in realtà la sua è solo paura di un qualcosa che non conosce.

Per questo lo spot inizia con la voce fuori campo di Zalone che afferma “Ho cominciato ad aiutare la ricerca quando nel mio condominio si è trasferito Mirko”, come per dire che prima non aveva mai preso in considerazione un modo di vivere necessariamente diverso dal suo.

Infatti adesso il comico si trova faccia a faccia con una condizione che non conosce e che in un primo momento gli risulta scomoda come mostrano un susseguirsi di gag ironiche che mettono in contrapposizione le difficoltà del ragazzino con le azioni quotidiane di Zalone.

La strutturazione delle scene, la musica, le immagini fanno sorridere più di 5 milioni di spettatori italiani per tutta la durata dello spot fino all’apice del sorriso quando il comico afferma “adesso chiamo la ricerca contro la Sma e dono un sacco di soldi così magari tu un giorno guarisci e te fe un c**o”.

A questo punto tutti ci riconosciamo in Zalone: quante volte si è detta una parolaccia perché dopo aver girato come una trottola nel parcheggio, abbiamo visto un parcheggio libero, ci siamo fiondati e.. e abbiamo scoperto che era a strisce gialle?! Insomma a tutto c’è un limite ma all’Italiano non devi toccare il parcheggio. La rabbia si trasforma così in una paradossale donazione.

Quello che traspare non è un “malato” da compiangere ma due persone normali che si rubano il parcheggio andando oltre alla disabilità perché quella non è un vero problema, il vero problema è non avere il parcheggio!

 

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